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L’assegno unico universale

UN PROVVEDIMENTO PER L’UGUAGLIANZA SOCIALE, UN AIUTO PER I FIGLI DI TUTTE LE MAMME LAVORATRICI E NON

Project Manager CNA SALERNO 

Salerno Italia

Simona PAOLILLO

Bollette della luce, acqua, gas, costo libri, palestra, vestitini, scuolabus, spesa, ma anche costi del personale, materie prime, tasse, imposte… la lista dei pagamenti per una donna imprenditrice, spesso mamma- lavoratrice è piuttosto lunga e variegata. Finalmente ad alleggerire i pagamenti, per le donne imprenditrici, libere professioniste ma anche disoccupate con figli a carico, da quest’anno ci pensa un provvedimento importante che pone fine ad un’ingiustizia e inuguaglianza sociale che durava da tempo: l’Assegno Unico Universale (AUU). Fino a ieri solo le mamme che lavoravano alle dipendenze di un datore di lavoro potevano percepire l’assegno familiare; oggi si riconosce lo stesso diritto anche alle lavoratrici autonome, perché si tratta sempre di “lavoro”,  anche se viene esercitato autonomamente. Paradossi che il provvedimento pubblicato in Gazzetta lo scorso dicembre ovvero il Decreto legislativo del 21 dicembre del 2021 n. 230, ha sanato considerando l’AUU  un benefit universale e stabile a prescindere dalla condizione lavorativa dei genitori. I principi generali di maggior rilievo a cui tale strumento si conforma secondo quanto stabilito dalla Legge delega sono: il riconoscimento di un beneficio per tutti i figli a carico su base universalistica, indipendentemente sia dalla condizione lavorativa dei genitori (dipendenti, autonomi, inoccupati), sia dalla situazione reddituale; la modulazione degli importi del beneficio sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti. Tale principio era funzionale a garantire criteri di progressività nell’erogazione del beneficio; la sostituzione di una pluralità di strumenti in essere con uno strumento unico (scompare per esempio il bonus natalità).
La riforma, dunque, semplifica e razionalizza gli strumenti di welfare a sostegno della famiglia e della natalità. Allo stesso tempo, la riforma supera l’impostazione precedente che vincolava le politiche di sostegno per i figli all’appartenenza del percettore a determinate categorie lavorative, nonché alla capacità di produrre reddito. Aspetto quest’ultimo che spesso impediva agli strumenti di welfare di raggiungere adeguatamente anche i più poveri o tutte le tipologie di lavoratori. 
Dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età dei propri figli si potrà ricevere il contributo mensile da parte dell’Inps sul proprio Iban per un importo che varia a seconda della propria condizione economica. Sulla base dell’Indicatore della situazione economica equivalente –l’ISEE – sarà possibile ricevere un importo che può arrivare anche a 175 euro a figlio euro mensili a figlio fino a 18 anni, per passare da 85 euro da 18 a 21 anni. L’erogazione è prevista anche per gli stranieri. L’Assegno Unico si può ottenere anche senza Isee ottenendo il contributo minimo previsto che è di 50 euro al mese. L’Istanza per l’Assegno Unico può essere presentata digitalmente tramite il proprio Spid sul sito internet dell’Inps oppure ci si può rivolgere ai tanti Patronati che svolgono oltre alla compilazione della domanda anche una funzione consulenziale, ritenuta piuttosto rilevante giacchè è opportuno valutare, con l’acquisizione dell’Assegno anche il capitolo detrazioni fiscali di ciascuno. Nella maggior parte dei casi, è quindi consigliabile fare delle simulazioni e valutare caso per caso. L’Assegno Unico può essere richiesto da marzo fino a giugno prossimi (ottenendo gli arretrati previsti) ed ogni anno dovrà essere rinnovata la domanda. Finora, stando alla Circolare dell’Inps del 10 febbraio scorso, sono pervenute  1,75 milioni domande di Assegno universale per 2,897 milioni di figli ma il Governo, in particolare con il Ministro delle Pari Opportunità, Elena Bonetti,  ha stimato di arrivare a 7 milioni di famiglie per 11 milioni di figli.

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