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Il FESTIVAL E IL SUO ITINERARIO VIETRESE

dalla mattina del 26 agosto, in prevestival a Vietri sul Mare e i giorni a seguire

Già la mattina del 26 agosto 2026, giornata inaugurale, il programma entra nel vivo a Vietri sul Mare -Raito, presso lo scenografico laboratorio di Ceramiche Liguori di Lucio Liguori, dove si è tenuto lo – Workshop & Masterclass – Live Creation & Masterclass: Pinching Sculpture Class & Monumental Work for CIBUM – del Maestro Naidee Changmoh (Thailandia). Un nutrito gruppo di artiste/i partecipanti al festival ha assistito con grande coinvolgimento alla creazione dal vivo dell’opera scultorea monumentale dedicata a CIBUM, che verrà donata alla città di Cava de’ Tirreni.     

Il 27 Agosto, giornata a tema – Comunità, Mare e Partecipazione – sempre a Vietri sul Mare. La mattina si è svolto il tour delle storiche botteghe, raccontato direttamente dai protagonisti delle Aziende Ceramiche di Vietri sul mare, a cura di Elisabetta D’Arienzo. Visita a Molina di Vietri da Ceramiche Scotto con Isadora Mariani e successivamente visita alle ceramiche Solimene con Giancarlo Solimene.    

 Così riferisce Elisabetta D’Arienzo: la “Ceramica Vietri Scotto si racconta attraverso la voce di Isadora Mariani, che ripercorre le tappe più importanti della nascita e della crescita aziendale, ma soprattutto la capacità di rendere personale un processo così antico come quello della ceramica vietrese. Tecnica, cultura e passione si mescolano assieme, dando vita a un risultato unico e speciale.”

“La Ceramica Solimene, famosa in tutto il mondo per i suoi decori e per l’imponente architettura di Soleri, diventa un racconto intimo e familiare grazie alle memorie di Giancarlo Solimene. Storia, tradizione e resilienza di una delle famiglie più iconiche della ceramica vietrese, che ancora oggi mantiene il passo con i tempi, portando avanti una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità.”

Nel pomeriggio del 27, a Palazzo Punzi  il TALK “Progetti di Comunità” sul valore sociale e terapeutico dell’artigianato artistico, ha dato un’ulteriore conferma all’importanza dell’attività creativa di manipolazione della creta come strumento inclusivo sociale, oltre che come aiuto alla crescita individuale ed al sostegno economico, in particolare delle donne. Numerosi gli interventi: in collegamento dalla Sardegna, Stefania Spanedda ha presentato un progetto di cooperazione promosso dal Comune di Casal Borgone con cui ha collaborato, tenutosi in Senegal nel centro di formazione Casa Bio. Un progetto rivolto ad un gruppo di donne che praticano la ceramica di loro antica tradizione, ma senza uso di decorazione. L’intento di formazione è stato finalizzato a fornire strumenti conoscitivi per  la decorazione ceramica con tecniche praticabili lì, per ampliare l’offerta del prodotto di quel gruppo di donne senegalesi coinvolte, per le quali la ceramica è già fonte di sostentamento.

Una testimonianza sulla realtà artistica iraniana e sull’attuale drammatico momento è arrivata da Mana Dowlatshahi Yeganeh, gallerista di Diaco Art, un’associazione che sostiene gli artisti e crea opportunità di scambio artistico e dialogo tra culture. Mana ha presentato la mostra collettiva franco-iraniana “Pane e Sangue”, in realtà la grande assente di questo Festival; di seguito si riportano alcuni passi.

 “A causa dell’attuale situazione in Iran, purtroppo queste artiste non hanno potuto essere qui con noi oggi e le loro opere non hanno potuto viaggiare con loro….Ma non volevamo che la loro assenza significasse che le loro voci fossero assenti. Abbiamo quindi scelto di condividere il loro lavoro attraverso un video, che ci permette di scoprire le loro pratiche artistiche, le loro idee e i loro mondi…….. L’arte può diventare un linguaggio della memoria, un linguaggio di resistenza e, a volte, semplicemente un modo per dire: siamo ancora qui….”

Anche il titolo “Bread and Blood” fa riferimento a questa idea.

Il pane può rappresentare la vita, la condivisione, la sopravvivenza e l’esistenza quotidiana.

Il sangue può evocare sacrificio, perdita, violenza, rivoluzione e resistenza.       

Dorna Abyak, curatrice di “Pane e Sangue”, ha quindi dato lettura di una sua toccante riflessione su questa installazione mancata. Ulteriore contributo sulla realtà artistica iraniana è arrivato da Shohreh Haghighi, con l’esposizione della sua attività di ceramista e di quanto l’esperienza lavorativa e creativa sia di sostegno alla propria intimità e consapevolezza individuale.

Supriya Manon Meneghetti, tra le ospiti d’onore della delegazione indiana presente a questa edizione del festival e direttrice dello studio di ceramica presso Maroma e Gallery MAJI ad Auroville (India), ribadisce quanto emerso rispetto l’intimo rapporto che la ceramica instaura tra mente e corpo.

”….. Per me, la ceramica è stata un’esperienza fisica, mentale e spirituale. È fisica perché richiede movimento e azione. Muoviamo le braccia, le mani, tutto il corpo…. Ci sono milioni di passaggi che si intrecciano per creare un unico vaso e ogni singolo passaggio è importante. E poi c’è l’aspetto spirituale: la nostra crescita personale, i nostri pensieri e il nostro percorso interiore in questa esperienza di vita…..”

Altro aspetto dei progetti di comunità è stato quindi trattato da Angeliki Papadopoulou, insegnante responsabile del Laboratorio di Ceramica del Centro K.D.A.P. m. E.A. del Comune di Pella in Grecia. “In occasione del venticinquesimo anniversario del nostro Centro abbiamo ideato e realizzato una serie di azioni simboliche di sensibilizzazione sociale. Il nostro obiettivo era informare, suscitare riflessione e contribuire a trasformare gli stereotipi che ancora accompagnano le persone diversamente utili.”

“Guardami” (2019–2020) “Ascoltami” (2022–2023) “Toccami” (2024–2026) le tre azioni differenti adottate nel tempo, come modo per sensibilizzare socialmente e trasformare gli stereotipi che circondano le persone con disabilità.

La terza azione dedicata al tatto, la forma più antica e fondamentale della comunicazione: “Toccami” si è tenuta la prima volta al MATRES Festival in Cava de’ Tirreni, nell’agosto del 2024, insieme ai bravissimi giovani di Pandora Ability, ad artisti e a numerosi visitatori.

“Un piccolo pezzo di argilla conservava l’impronta del gesto di due persone. Un gesto semplice che diventava traccia di un momento irripetibile: un incontro, una conoscenza, una connessione umana…..Pochi mesi dopo, l’Associazione degli Amici del Museo Archeologico di Pella ci ha invitati a riproporre questa esperienza all’interno del museo.” 

Le numerose attività che si sono susseguite hanno culminato nella Mostra Internazionale di Ceramica “Toccami”. Qui per la prima volta in Grecia opere di persone con disabilità sono state esposte insieme a quelle di artisti e accademici provenienti da Grecia, Cina, Giappone, Thailandia, India, Turchia, Egitto, Italia, Inghilterra e Paesi Bassi. Le opere non erano semplicemente affiancate. Si toccavano, dialogavano e interagivano, generando nuove opere nate dalla loro reciproca relazione. Un unico campo espressivo, dove la diversità diventa origine di dialogo, incontro e inclusione.

In chiusura, l’intervento di Borish Boumediene, maestro ceramista algerino tradotto da Elena Agosti, da anni in attività su più fronti, dedito alla formazione ceramica di donne, bambini e persone con disabilità, ha ulteriormente confermato il valore del mezzo ceramico nel campo sociale.

L’itinerario vietrese continua la mattina del 28 Agosto, giornata a tema: Memoria e Linguaggio Universale con Sandrina Mihalache e lo Workshop – Ceramiche Cucuteni: Forma, Simbolo e Rituale –. Lo workshop si è tenuto presso la Bottega 5 Creative Hub di Mara D’Arienzo (Via XXV Luglio 5), in collaborazione con il Comune di Vietri sul Mare. Sandrina Mihalanche, artista nata a Cucuteni (Romania), ha introdotto questa antica e affascinante ceramica, una delle civiltà ceramiche più raffinate ed espressive dell’Europa preistorica. Il laboratorio ispirato a questa cultura neolitica (V–III millennio a.C.) si è concentrato sulla creazione di piatti con piedini e forme simili ad altari, ispirati agli oggetti rituali e alle forme simboliche di Cucuteni. Le forme realizzate si rifanno a quelle di epoca arcaica che evocavano idee di offerta, protezione e rituali, strettamente legati alla dimensione femminile e sacra. Dopo una breve introduzione teorica alle forme, ai simboli e ai motivi a spirale caratteristici della ceramica di Cucuteni, è seguita la sessione pratica in cui i partecipanti hanno lavorato l’argilla utilizzando tecniche di modellatura a mano (senza il tornio) e decoro con ingobbi naturali ispirati alla tavolozza di colori tradizionali.

Crediti fotografici: Ph. Paolo Celentano.

Contributi fotografici di Amalia Ferrigno, Robbie Mazzaro, Stefania Spanedda, Supriya Meneghetti, Angeliki Papadopoulou, Ljubica Lovrencic, Giovanna D’Ausilio.

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